Dai casinò “terrestri” a quelli virtuali fino alle sale slots: tre fenomeni (e “ratio”) differenti.

slotproblemaSe pensiamo all’Italia dei primi anni ’80 da un punto di vista dei giochi di sorte e dei giochi da casinò, ci si può rendere conto immediatamente come quel mondo sia profondamente differente da quello in cui viviamo oggi. A quei tempi il gioco d’azzardo era quasi del tutto vietato in Italia, se non esercitato nei “quattro templi” del gioco italiano, il quadrilatero dei casinò che da San Remo arrivava a Venezia, passando per Saint Vincent e Campione d’Italia.

Gli altri giochi si limitavanono a quelli che potremmo denominare “nazional-popolari”, ed andavano dal Lotto, che allora si giocava solo una volta alla settimana, con la tradizionale estrazione del sabato, alle Lotterie Nazionali, di cui la più importante era quella della Lotteria Italia, con estrazione cadente il 6 Gennaio di ogni anno (ma a queste si aggiungevano qualche altra Lotteria, come quelle legate ai Carnevali, in alcuni anni particolari).

Per quanto riguarda poi i giochi di sorte che avevano come oggetto la passione sportive, ed anche in questo caso si può parlare di giochi nazional-popolari, c’era il Totocalcio, con la mai dimenticata “Schedina”, e per gli appassionati del genere il Totip, se ci si intendeva di ippica. Le scommesse sportive erano vietate, fatta eccezione per le scommesse ippiche quando piazzate ovviamente negli ippodromi nazionali.

Oggi il panorama dei giochi è completamente differente, con un’offerta che copre (ed a nostro avviso sopravanza) la richiesta, un offerta forse “eccessiva” e soprattutto poco “indirizzata” al lato ludico del fenomeno e più indirizzata all’aspetto “erariale” dello stesso… insomma la regolamentazione dei giochi in Italia è passata da una quasi completa “chiusura” (quasi di stampo proibizionistico) ad una “apertura” incondizionata, con non poche ricadute negative soprattutto da un punto di vista sociale. Orbene, se analizziamo i tre fenomeni principali del gioco in Italia, partendo proprio dai quattro casinò terrestri (quelli di San Remo, Saint Vincent, Campione d’Italia e Venezia), passando per i giochi online (scommesse sportive, casinò online, poker e giochi di abilità varia che dir si voglia), fino ad arrivare alle sale slots (o meglio alle slot machines “da bar”, che sono presenti in ogni angolo delle città), proveremo a vedere come essi siano fenomeni differenti, introdotti in momenti differenti, a seguito di spinte a volte endogene altre volte esogene, e quindi che hanno alla base della propria introduzione e regolamentazione delle “ratio” davvero differenti tra loro.

Già dalla fine degli anni novanta il gioco era diventato per lo Stato Italiano una fonte di entrate davvero interessante, soprattutto con l’avvento del Superenalotto (il gioco “al mondo” con la più bassa probabilità di vincita -tasso di payout, per dirla all’inglese) e con la moltiplicazione delle date di estrazione del Lotto, oltre che con la creazione nei primi anni duemila di “sottospecie” del Lotto (lotto istantaneo, 10 e Lotto e così via); a questo si aggiunga il fenomeno (quasi tutto italiano) dei “Gratta e Vinci” che si sono ormai moltiplicati per taglio, per tema, per categoria di vincita… Insomma è agli inizi degli anni 2000 che lo Stato Italiano comincia considerare il gioco d’azzarda una risorsa importante per i propri bilanci.

I casinò terrestri: una “ratio” difensiva alla base della loro istituzione

Possiamo quindi cominciare la nostra trattazione dai casinò terrestri, che sono geograficamente collocati in quattro punti stragegici, zone di confine del nostro paese con i paesi limitrofi. Se analizziamo infatti la collocazione geografica di ognuno dei quattro casinò ancora presenti si può vedere come essi siano effettivamente dei “baluardi” difensivi per evitare che i giocatori italiani che avessero voglia (e soldi, nel caso dei casinò terrestri) di andare nelle vicine nazioni a giocare ai casinò esteri. Il Casinò di San Remo funge quindi da diga, rispetto al flusso di giocatori che si sarebbe potuta indirizzare verso Montecarlo od i casinò della Costa Azzurra, quello di Venezia adempie allo stesso compito nei confronti dei casinò austriaci e della Croazia, e stesso argomento si può utilizzare per Saint Vincent (dall’altro lato ci sarebbe il Casinò di Chamonix) e per Campione d’Italia, che intercetta il pubblico di giocatori che altrimenti avrebbe “puntato” nei casinò Svizzeri. Insomma, anche la mancata creazione di altri casinò terrestri in altre zone geografiche d’Italia che non fossero di confine (ad esempio al Centro od al Sud Italia), ci spinge a pensare che questa nostra ricostruzione possa essere aderente alla “ratio” che ha spinto lo Stato Italiano a creare questi quattro casinò di confine. Una motivazione quindi condivisibile, e che non arrecava particolari problemi di ordine sociale, anzi forse consentiva in qualche modo di “trattenere” nel nostro paese “masse monetarie” che sarebbero altrimenti espatriate.

Il gioco online: dalle scommesse sportive, al poker online, ai casinò virtuali. Dalla “ratio” difensiva, all’eccesso di difesa…

A metà degli anni novanta, poi, con il diffondersi di Internet, si sono venuti a costituire nei mercati internazionali i primi operatori di giochi online che operavano nei campi del “betting” (le scommesse sportive), del poker e dei giochi da casinò. Per quel che riguarda le scommesse sportive, dopo il già ampliato portafoglio di giochi dei “monopoli” che abbiamo citato (gratta e vinci, lotterie, espansione del lotto e dei suoi derivati) in Italia erano già  stati accreditati i primi bookmakers che potevano accettare scommesse sportive in appositi punti, denominati corner; in questo caso, l’Italia seguiva solo un andamento di mercato generalizzato in tutta Europa, e l’evoluzione del concetto di “sport” stesso, che modificato profondamente dalle Pay-TV, necessitava anche degli introiti e delle sponsorizzazioni di questa tipologia di operatori… insomma fin qui nulla di particolarmente rilevante da un punto di vista sociale

L’apertura alle scommesse sportive (ed anche alle sale bingo, vogliamo ricordarlo) ha dato poi il via al riconoscimento della possibilità da parte di quegli stessi bookmakers che avevano avuto le concessioni per operare “sul territorio” di utilizzare il nuovo strumento di internet come mezzo per la raccolta delle scommesse, e l’evoluzione in materia è stata anche piuttosto lenta. L’introduzione del poker online, infatti, avviene solo nel 2007 ed esclusivamente nella sua forma sportiva (ovvero in forma di torneo), fino ad arrivare al 2011 con l’introduzione del poker cash online e dei casinò virtuali online, e da ultimo al dicembre 2012 con l’introduzione delle slot machines online.

Orbene, fin dal 2007 (ma anche da prima) era apparso chiaro che l’offerta di giochi di poker o di casinò effettuata a mezzo internet da operatori esteri era un problema non indifferente per il territorio italiano (e non solo, dato che evoluzione simili hanno avuto anche altre nazioni europee in materia di gioco online); se la prima reazione era stata quella di contrastare il fenomeno attraverso l’oscuramento dei siti che offrivano giochi da paesi esteri, si è presto compreso come questo rimedio fosse inefficace, in quanto gli operatori di giochi d’azzardo esteri riuscivano cambiando dominio di continuo a sfuggire agli oscuramenti ed ad operare dall’estero verso l’Italia, nonostante la “sostanziale” illegalità del gioco online a quei tempi.

Per questa ragione la graduale apertura del mercato italiani ai giochi d’azzardo online, appare almeno in partenza animata anche in questo caso da una “ratio” difensiva: evitare che i giocatori italiani spendessero i propri soldi su casinò esteri, completamente estranei sia ai controlli italiani che ai “prelievi fiscali” italiani. Ed in effetti quindi l’intento iniziale non era sbagliato: essendo oramai presente il fenomeno del gioco online, si è pensato di regolamentarlo attraverso la concessione di licenze da parte dell’AAMS, consentendo ai giocatori “intenzionati” di scegliere un operatore concessionario invece che una platea di operatori internazionali su cui non si esercitavano controlli e da cui non si ricevevano alcune entrate fiscali.

Bisogna però ammettere che la “liberalizzazione” in questo senso è andata, a nostro avviso, oltre “ratio” difensiva che poteva senz’altro essere apprezzata; e le concessioni AAMS ad operatori online sono state, sempre secondo il nostro parere, forse troppe nel numero, assegnate non solo a colossi del settore italiano ed internazionale, ma anche ad operatori di nuova introduzione, forse creati ad hoc per fare “business”, magari per i primi anni e poi scomparire. Da questo punto di vista avremmo preferito che l’AAMS puntasse non solo alle presenza dei requisiti richiesti per legge (capitalizzazione, soggiacenza ai controlli, etc.) ma anche alla storia dei singoli operatori; avremmo preferito insomma un mercato meno ricco di nomi nuovi, ma più consolidato con i “grandi del gioco”, da quelli italiani come Lottomatica, Sisal e Snai a quelli di “origine” internazionale come William Hill, 888, Betsson (presente in italia con lo Starcasinò), Paddypower, Unibet e così via…

Altro neo della liberalizzazione dei giochi online, è forse l’eccessiva pubblicità attraverso le reti televisive (non parliamo di internet, perchè come ha dimostrato la politica degli oscuramenti, resta un “luogo di difficile regolamentazione” a meno di non inserire la responsabilità oggettiva dei marchi pubblicizzati, unitamente a quella dei siti che li pubblicizzano). In questo caso, sebbene non siamo del parere caldeggiato da molti circa l’eliminazione completa della pubblicità dei giochi d’azzardo, saremmo lieti che questa fosse limitata ad alcune fasce orarie ed ad alcuni spazi tematici, come quelli sportivi.

In conclusione la liberalizzazione dei giochi d’azzardo online parte come strategia di difesa, soprattutto per l’erario e per la sicurezza dei giocatori, ma poi travalica, divenendo addirittura ridondante: come abbiamo titolato, un eccesso di difesa….

Le sale slots o meglio le slot machines da bar (vlt): quale “ratio”?

Dopo aver analizzato i primi due fenomeni, ad aver verificato come vi sia una ragionevale motivazione per i casinò territoriale, e come questa ragionevole motivazione sia stata alla base dell’introduzione anche dei giochi online con vincite in denaro (ma la liberalizzazione ha poi travalicato quell’intento iniziale finendo per travolgerlo), nel caso delle slot machines da bar, le cosiddette “vlt”, non riusciamo a scorgere una motivazione “difensiva” che abbia potuto portare il legislatore italiano a farle introdurre in modo così massivo e capillare nel territorio nazionale. Ed in effetti l’assenza delle slot machines da bar avrebbe lasciato il campo forse in alcune zone d’Italia a “bische clandestine”, che come dice il termine stesso (clandestine appunto) avrebbero pur sempre avuto un impatto sociale del tutto marginale.

La scelta quindi di introdurre le slot machines da bar e di consentire l’apertura di sale slots potrebbe derivare da una “necessità” fiscale dello Stato, più che da una pianificazione e regolamentazione del fenomeno del gioco stesso. In quest’ultimo caso, infatti, forse sarebbe stato meglio allargare il numero dei casinò territoriali, magari coprendo zone ad alta affluenza turistica presenti nelle zone del centro e del sud Italia: sarebbero stato un momento di “enterteinment” in senso lato; infatti gli italiani che le avessero frequentate avrebbero dovuto recarvicisi appositamente, e gli stranieri presenti per turismo nel nostro paese avrebbero magari lasciato anch’essi un obolo.

La mancata regolamentazione “urbanistica” della collocazione delle sale slot, e la loro presenza in bar e tabacchi di ogni grandezza, nelle zone centrali delle città, all’interno anche dei centri commerciali, infatti rappresenta una eccessiva e pervasiva “tentazione” soprattutto nei confronti delle fascie di popolazione più debole, che magari giocano il resto di una spesa, od i soldi di una bolletta… Meglio sarebbe stato, pur volendo riconoscere un qualche elemento ricreativo e ludico anche alle “vlt”, adibire zone urbane specifiche per questa tipologia di attività, facendo in modo quindi che la maggioranza degli utenti per fruirne avrebbe comunque dovuto spostarsi.. In genere quando ci si sposta per motivi di intrattenimento lo si fa in gruppo, magari con amici, ed il fenomeno del gioco compulsivo e patologico è di norma elemento personale, che porta alla solitudine, vissuto in completa separazione con il mondo… Ad una sala slot con gli amici, od ad un casinò territoriale, ciascuno tende a non esagerare proprio per evitare il “giudizio” del “vicino”, che resta uno dei principali deterrenti e strumento di controllo in una società moderna; il gioco vissuto in comitiva resta pertanto, di norma, un divertimento…

Molto si può fare quindi soprattutto in questo campo, magari proprio procedendo da una classificazione delle zone urbane in cui sia possibile aprire queste attività, rispetto ad altre in cui sia assolutamente vietato (centri urbani, vicinanza di scuole, etc.). A noi però sembra, che anche per la pressione endogena delle “lobby” del settore, la volontà politica in questo senso ancora manchi.

 

Dal software proprietario alle multipiattaforme: il futuro dei casinò online

tavolisovrappostiCi chiediamo spesso quale sarà il futuro dei casinò online, da un punto di visto del “software”, ovvero delle piattaforme di gioco su cui essi si basano ed attraverso cui provano a farsi concorrenza l’un l’altro; nel corso degli ultimi cinque anni, nel panorama internazionale, e nel corso degli ultimi tra anche in quello italiano (essendo stati i casinò online introdotti legalmente nel nostro paese il 18 luglio del 2011), la corsa delle piattaforme software è stata sempre più a creare piattaforme di gioco intuitive e semplici, spesso disponibili in diverse modalità, in modo da essere supportate da più devices e dispositivi possibile (è il caso delle applicazioni dei casinò online per smatphones e tablet, ad esempio, ma non è escluso che da qui a qualche anno le ritroveremo anche in quelle che vengono definite “smart TV”), e soprattutto la corsa si è indirizzata nella creazione di sempre più nuove e ricche di funzionalità slot machines online. La creazione di un titolo di slot che incontra il gusto del pubblico è infatti uno dei “risultati” più ambiti dalle differenti piattaforme: in fondo per i giochi da tavolo (quelli tradizionali, come la roulette, il blackjack od il baccarat per intenderci), non è possibile creare una grande differenziazione tra una piattaforma software e l’altra, mentre proprio sul terreno delle slot machines online questa differenza viene fuori.

Se ripercorriamo a ritroso la storia dei casinò online possiamo analizzare come il mercato delle piattaforme software dei giochi da casinò sia cambiato nel corso di questi anni. Al principio i primi casinò online (come ad esempio 888 per citare un marchio ora presente anche in Italia), avevano sviluppato una propria piattaforma di gioco proprietaria e la gestivano personalmente, sia manutenendola, sia implementandola, sia rendendola conforme alle sempre più numerose normative nazionali ed internazionali in tema di “gambling online”, che nel corso degli anni sono sopravvenute (ed ancora sopravvengono, ricordiamo da ultimo la nuova normazione britannica di Novembre 2014, relativamente al gioco d’azzardo online). Per questa ragione si sono sviluppate delle compagnie di software che hanno pian piano monopolizzato il mercato dei giochi, con le proprie piattaforme di gioco, concesse in uso dapprima esclusivo, ai diversi brand.

E’ così che sono nati i colossi come Playtech, Microgaming, Netent, solo per citarne alcune delle più diffuse e popolari non solo in Italia ma in tutti i mercati internazionali del gioco online, colossi che hanno focalizzato la propria attenzione nella costruzione di interfacce all’avanguardia, spesso utilizzabili su più dispositivi, e nella implementazione di sempre nuove slot machines online, con l’introduzione di quelle funzionalità speciali come free spins, bonus game, gamble features, che hanno fatto la vera e propria differenza tra le nuove videoslot e le “antiche” slot machines a rulli (di cui la capostipite resta Fruit Bandit).

Ogni brand negli anni passati ha puntato su una ed una sola di queste piattaforme; così per fare un esempio il casinò William Hill è da sempre basato sulla piattaforma Playtech (di cui, in questo caso, è anche uno degli azionisti di riferimento), il marchio Betway ha sempre puntato sulla piattaforma Microgaming, e così via. Questa netta differenziazione delle piattaforme, pone però un problema ai brand, un problema di competitività legata alla particolare offerta di giochi. In poche parole spesso un giocatore si affezione a determinate slot machines, e quindi cerca marchi e casinò che hanno, tra le altre, anche quelle a cui è particolarmente affezionato.

Sono nati così negli ultimi anni i primi esempi di casinò che pur essendo basati inizialmente su una piattaforma ben definita, hanno aperto ad alcuni giochi provenienti da altre piattaforme, in modo da allargare la propria offerta, e coprire quel campo delle “slot machines più popolari”, per chiamarle così, in modo da non essere estromessi dalla scelta dei giocatori per l’eventuale mancanza di un particolare gioco…. Il primo esempio italiano di operatore multipiattaforma è stato, ad esempio, Eurobet che propone sia i giochi della piattaforma Playtech sia quelli della piattarma iSoftBet, giochi presenti in due sezioni distinte, quella “casinò” e quella “vegas”. Altro esempio che va sempre nella medesima direzione è quello del casinò Netbet basato inizialmente solo sulla piattaforma softwere iSoftBet, e che ha aggiunto da ultimo alcuni “must have” della piattaforma Netent (come Gonzo’s Quest). Identico processo di ampliamento ha seguito il casinò 888 (dal cui esempio eravamo partiti): in questo caso accanto ai giochi ed alle slot machines “proprietarie” (uno dei pochi brand che ha resistito in questo specifico campo), ecco negli ultimi mesi che sono state aggiunte quelle Netent, tra le più apprezzate nel nostro paese.

Crediamo, in conclusione, che il trend del mercato in tema di giochi online (ed in particolare di slot machines) sia quindi delineato anche per il futuro: sempre più i brand più “grandi” tenderanno ad incorporare nella propria offerta anche i giochi più apprezzati della concorrenza, fino a giungere ad una somministrazione di giochi in multipiattaforma, che farà spostare dalla varietà e qualità dei giochi ad altri parametri (come il supporto alla clientela, la velocità nei pagamenti o le promozioni periodiche) il terreno di competizione tra un casinò e l’altro